Come scegliere le lampadine

Negli ultimi decenni il settore dell’illuminazione ha subito profondi cambiamenti grazie all’avvento di nuove tecniche illuminative (es. le lampadine a LED) e alla corsa verso il raggiungimento di tecnologie sempre più efficienti dal punto di vista energetico. Il risultato è che un’azione semplice – come l’acquisto di una nuova lampadina – può lasciare l’utente medio confuso e incerto. Una volta esisteva una selezione limitata di bulbi, ma oggi ci sono migliaia di opzioni: lampadine a risparmio energetico, LED, luci fredde e luci calde, illuminazione smart, e chi più ne ha più ne metta. Come districarsi in questo mare di alternative ed acquistare una lampadina che soddisfi le proprie esigenze illuminative e che offra al contempo il massimo dell’efficienza? Un modo c’è: imparare a leggere e interpretare le informazioni fornite dall’etichetta.

Flusso o intensità della luce

Nelle lampadine a incandescenza, a una potenza X misurata in watt corrisponde un flusso luminoso (o intensità della luce) pari a Y. Però questo rapporto tra potenza elettrica e intensità della luce varia a seconda del tipo di lampadina. Quindi, con la diffusione di nuovi tipi di lampadine come quelle a LED, è diventato sempre più difficile usare i watt per orientarsi nella fase d’acquisto. Per risolvere il problema, i produttori di lampadine hanno iniziato a riportare sulla confezione di ogni lampadina la luminosità espressa in lumen, un’unità di misura che indica la quantità di luce prodotta da una fonte luminosa.

Per capire quanti lumen servono ad illuminare una stanza però, bisogna conoscere anche un’altra un’unità di misura, che indica il grado di illuminamento delle superfici: il lux. Conoscendo l’area della superficie da illuminare (in mq) e la luminosità ideale dell’ambiente (in lux), si può usare una semplice equazione per calcolare l’intensità luminosa:

lumen = lux * mq

I lux necessari a illuminare come si deve le superfici di un ambiente naturalmente varia a seconda del layout della stanza e delle dimensioni. Ma prendendo a modello un appartamento standard, si possono fare le seguenti approssimazioni:

  • cucina: 350 lux * mq di superficie
  • soggiorno: 200 lux * mq di superficie
  • camera da letto, bagno, corridoi e altri luoghi di passaggio: 100 – 150 lux * mq di superficie
  • cabine armadio, sgabuzzini, etc: 100 lux * mq di superficie
  • piani di lavoro, tavoli e scrivanie, specchi bagno: 300 – 500 lux * mq di superficie

Quindi, se prendessimo come esempio una camera da letto da 9 mq, sarebbe necessario avere una o più fonti luminose con un’intensità totale tra i 900 e i 1300 lumen per illuminarla in maniera adeguata.

Il colore

In illuminotecnica la tonalità della luce prodotta da una fonte luminosa si esprime per mezzo di confronto con la temperatura assoluta, espressa in gradi Kelvin, di un corpo nero che irradia luce con la stessa tonalità della sorgente in esame. La temperatura di riferimento – quella emessa dal corpo nero – si chiama temperatura di colore.

Contrariamente a quello che potrebbe suggerire la logica, il nostro occhio percepisce le temperature di colore più alte ( >5000 K) come “fredde” perché tendenti al blu. Invece, le temperature di colore basse (2200 – 3300 K) tendono all’arancione e vengono quindi percepite come “calde”. Luci intorno ai 4000 K vengono solitamente percepite come “naturali” o “neutre”.

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Nella scelta della tonalità della luce da usare nei vari ambienti è bene tenere presenti – oltre alle preferenze personali – gli effetti che la temperatura di colore della luce ha: sui colori delle superfici illuminate, sull’ambiente in generale, e sull’umore delle persone. Per maggiori dettagli sull’argomento leggi il nostro articolo “Come migliorare l’umore e la produttività con la luce artificiale“.

Il grado di protezione IP

Il grado di protezione IP è un codice numerico di due cifre che fa riferimento al livello di protezione dell’unità illuminativa da infiltrazioni esterne.
La prima cifra fa riferimento alla resistenza alle polveri e usa una scala che va da 1 ( = protezione da oggetti solidi maggiori di mm) a 6 ( = protezione forte da polveri). La seconda cifra usa una scala che va da 1 ad 8 e fa riferimento al grado di protezione da infiltrazioni di liquidi, in particolare acqua. Una lampadina con valore 1 è protetta solo da gocce d’acqua, mentre una con valore 8 è ideata per resistere a immersione continua.

L’immagine è stata modificata a fini esplicativi. L’originale appartiene a Lumaro e può essere trovata alla pagina: https://www.amazon.it/Faretto-IP44-Bagno-Doccia-Controsoffitto/dp/B073VQHD7X

Per quanto riguarda le lampadine a uso domestico la cifra più rilevante del grado di protezione IP è la seconda. Infatti, la normativa prevede che in zone particolarmente vicine a fonti d’acqua (es. luci dello specchio del bagno) abbiamo un certo grado di resistenza all’acqua.

Prestazioni, durata ed efficienza

Anche se negli ultimi anni le prestazioni e la durata delle lampadine di uso domestico sono aumentati in maniera esponenziale, è sempre meglio leggerne l’etichetta prima dell’acquisto per verificarne la qualità.

La durata delle lampadine si misura in genere in numero di ore, un’unità di misura facile da comprendere. Bisogna però prestare attenzione anche al numero di cicli di accensione tollerati (di solito indicati da cifre a quattro zero). Se la lampadina verrà usata su una lampada che viene accesa e spenta molto frequentemente, bisogna sceglierne una che abbia un numero di cicli di accensione molto elevato. Altrimenti, la sua durata sarà sensibilmente più bassa del numero di ore riportato sulla confezione.

Per valutare l’efficienza della lampadina si può consultare l’apposita etichetta energetica, presente su tutte le confezioni di lampadine nel rispetto del regolamento europeo n. 874/2012. Nel settore superiore dell’etichetta si può trovare la classificazione energetica del prodotto su una scala che va da E ad A++. Nella parte inferiore dell’etichetta sono riportati: la potenza della lampadina, e il suo consumo ponderato di energia su base annua espresso come rapporto tra kWh consumati e un’unità annua di consumo (1000h).

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